Auschwitz

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"Il lavoro rende liberi": la stessa scritta che accoglieva i deportati all'ingresso di Auschwitz accoglierà gli spettatori all'ingresso dell'auditorium; il lager è qui, oggi, il passato bussa alla porta e abbiamo il dovere di ascoltarlo. A testimonianza del fatto che quello della memoria – anzi, della Memoria – è un doloroso esercizio che richiede di essere ripetuto costantemente (quando ci si ferma l'oblio avanza senza fatica), il Frantoio di Fucecchio, in seguito ad una grande richiesta da parte delle scuole del circondario, ripropone il viaggio, quello dei deportati e quello del pubblico, fra passato e presente, perché il dialogo fra i due tempi rimanga vivo.

Nel corso della settimana circa 400 ragazzi delle scuole secondarie di primo grado verranno chiamati ad essere testimoni. Si varca la soglia del campo di concentramento e già non si è più uomini, non si ha più un'identità, al suo posto un numero; viene il momento della spogliazione e della rasatura, la dignità viene strappata via, si indossano le uniformi e si diventa oggetto fra gli oggetti; ci si aggira in un mondo fuori dal tempo fatto di occhiali, vestiti, capelli, denti, montagne di oggetti che prima appartenevano a qualcuno; ogni cosa è ammassata, ogni resto ha un posto, un utilizzo, perché di questi non-più-uomini tutto viene sfruttato fino all'ultima goccia, niente viene buttato. Si avanza al ritmo della marcia, si ha l'immagine del lavoro forzato, massacrante, al freddo per ore, senza fine, corpi stremati in una neve che rende facile il morire, provati da una non-vita che annulla ogni residuo di dignità umana.

Il male è una mente lucida e minuziosa, niente è lasciato al caso; è quella che la regista Firenza Guidi definisce "La Macchina", un meccanismo dal rigore matematico, sempre in movimento, con mille occhi, che è ovunque, che calcola tutto: è un ingranaggio perfetto con i ritmi di una fabbrica perché l'Olocausto è applicazione quotidiana di gesti semplici e monotoni. A fare da guida, in questo percorso di terrificante disumanizzazione, la voce. C'è quella distaccata del commento documentario, perché è necessario capire e conoscere con la mente. C'è quella flebile e spezzata di uomini e donne che hanno vissuto l'orrore, perché bisogna anche capire con i sensi. E c'è, infine, la voce corale, imponente, di milioni di scomparsi che rivendicano il ricordo.

La performance, ispirata ai numerosi viaggi della Guidi ai campi di concentramento di Auschwitz I e Auschwitz II- Birkenau, oltre che a Terezin (Rep. Ceca) e Ebensee (Austria) e, più di recente, ai campi di Ravensbrück e Buchenwald in Germania, insieme agli studenti della scuola secondaria di primo grado di Cerreto Guidi, Vinci e Sovigliana, vuole rievocare un momento storico che non ha uguali per il danno fisico, materiale e spirituale provocato a milioni di esseri umani; è una testimonianza del passato, un invito a scorgerne i segni nel presente.

Quando

rappresentazioni pubbliche: domenica 17 aprile, ore 19:00 e 21:30

per i ragazzi delle scuole medie inferiori del circondario: da lunedì 18 a mercoledì 20 aprile

Dove
Auditorium “La Tinaia”, Fucecchio