La Bocca del Ragno
30 novembre 2008
Il lavoro ispira. E in un periodo di precarietà, ecco un excursus su donne che, in diversi periodi storici, sono accomunate proprio da questo unico filo conduttore: il lavoro. La Bocca del Ragno è una nuova drammaturgia ispirata alla figura dell'Episcopessa: donna, religiosa, amministratrice di anime e di beni, avvolta nel mistero.
Accanto a lei si ergono altre figure femminili del mondo medievale europeo: Egeria_ la pellegrina; Baudonivia_ la biografa; Dhuoda_ la madre che cerca di trasmettere il suo affetto al figlio lontano; Rosvita_ la poetessa; Trotula_ la prima donna a stendere un trattato sistematico di ginecologia; Eloisa_ l'intellettuale, colta e appassionata amante di Abelardo; Ildegarda da Bingen_ la profetessa; Caterina da Siena_ la mistica e visionaria.
Donne fragili e potenti che hanno saputo proiettare la loro ombra sui contemporanei, lasciando un segno in epoche in cui il posto della donna nella società non era legato al talento, alla passione o alla professione. Ci immergiamo in un mondo femminile, in cui trovano posto la nobildonna austera e la meretrice, l'attrice tragica e l'innamorata; ci sono le popolane sporche di terra e orgogliose e le religiose dallo sguardo scrutatore. Intorno a loro gente in transito, frati, soldati, artisti, in un cosmo pieno di contraddizioni, fatto di materialità e spiritualità, concretezza e leggende. La luce e la terra sono gli unici due elementi scenografici nella performance. Le stanze dell'auditorium diventano un percorso in cui le lampadine fanno da guida allo spettatore: si entra in questo mondo a passo incerto, se ne sente l'odore, le immagini affiorano dalla penombra, si odono sussurri, voci.
Questo nuovo dramma si inserisce nel mosaico del Teatro delle Radici, un altro viaggio alla ricerca di noi stessi, della nostra terra, del nostro passato; in questo passato sprofondiamo e lo sentiamo vivo, vi scorgiamo, come in una sorta di girone profano, questo mondo medievale al femminile, figure misteriche e carnali; ne assaporiamo la forza, l'energia, la potenza, ne intuiamo il duro lavoro fra incenso, inchiostro e catene. Su tutte loro svetta l'Espiscopessa, nella sua gigantesca e imperscrutabile gonna.