Other Writings

Audience Reaction

Baby Yar

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Nel suono del pianoforte si sente la tristezza, la disperazione di Zhanna, i sentimenti forti che prova, la paura per i bombardamenti. Questo sentimento così diverso dalla libertà che provava nel suo giardino segreto si esprime davvero con forza attraverso il pianoforte!!

Beatrice, 2d Sovigliana

A me lo spettacolo é piaciuto molto, soprattutto la scenografia e i pezzi suonati. L'attrice é stata molto brava a trasmettere le sue emozioni, quando suonava. Sentivo la tristezza quando parlava della sua famiglia e di ció che hanno dovuto affrontare e allegria quando parlava dei momenti felici che aveva passato.

MariaSole, 2d Sovigliana

A me ha colpito molto il fatto che due ragazze scapparono via dal loro paese, e cambiarono il nome.?La loro vita cambió completamente e non sará stato sicuramente facile. Al loro posto penso, che non sarei stata cosí forte.?

Lili, 2d Sovigliana

“Non mi importa dove andrai, cosa farai, ma devi vivere.” Questa frase mi ha colpito perché si sentiva quanto il padre tenesse alle sue bambine… più che alla sua stessa vita.

Gianmarco, 2d Sovigliana

Mi sono dispiaciuto per il padre di Janna e ho pensato alla sua disperazione. Lui ha fatto tutto ciò che poteva per salvare le figlie e farle vivere...

2d Sovigliana

A me é piaciuta molto la frase:? "NON MI INTERESSA QUELLO CHE FAI, L'IMPORTANTE É CHE VIVI", perché fa capire la disperazione del padre.? A lui interessa solo che le sue figlie vivano, e non come lo faranno.?Quando ho sentito dire queste parole dalla protagonista ho capito l'amore per la vita che si poteva avere a quel tempo.?

Eva, 2d Sovigliana

''Sono viva grazie ad una menzogna, ma sono viva''??. Questa frase mi ha colpito molto, perché mi ha fatto capire il valore della vita; mi ha fatto capire quanta voglia di vivere era presente in questa ragazza.??Non importa quanti sacrifici si devono affrontare, quante volte dobbiamo essere tristi; SIAMO VIVI, e non c'è cosa più bella di questa!

Anna, 2d Sovigliana

Di questo spettacolo la cosa che mi ha colpito di più è stata la frase che il padre ha detto alle figlie prima di essere ucciso. Aveva pagato una guardia per farle scappare, aveva detto loro che a lui non importava cosa facessero e dove lo facessero, bastava che vivessero. Ho provato tristezza e compassione nei confronti di un padre che fa di tutto per far vivere le sue figlie.?

Erika, 2d Sovigliana

Dello spettacolo mi ha colpito quando il padre ha detto: "Non importa quello che fai basta che... VIVI!!" Quando ho ascoltato la frase mi sono sentita travolgere da diverse emozioni... Gioia e Tristezza… tutto insieme.

Giulia, 2d Sovigliana

In questo spettacolo mi ha colpito sopratutto questa frase: " Non importa quello che fate basta che vivete" perché il padre con queste parole ha dimostrato alle figlie quanto le ama e quanto è importante la loro vita, più della sua! In un momento ho provato a immedesimarmi in loro... l'abbandono della famiglia, delle abitudini ma soprattutto della VITA! Non so se io ce l'avrei fatta a continuare a vivere la mia via! Mi sono sentita in un modo indescrivibile e so solo dire quanto stimo la forza e la determinazione di Zhanna.

Elisa, 2d Sovigliana

Lo spettacolo mi ha colpito molto perché fa capire cosa significa veramente lasciare tutto: la tua stanza, le tue cose, i tuoi posti segreti, gli odori, magari di caramelle…la TUA VITA. Noi spesso diciamo, come se fosse nulla: ”Hanno lasciato le loro cose, le loro case”, lo diciamo con molta superficialità, senza tener conto di cosa significhi veramente. Mi hanno colpito in maniera particolare queste frasi: “Mi chiamo Anna Morosova, mia sorella si chiama Marina…Ho ripetuto questa frase fino alla nausea con la paura di tradirmi…” Questa ragazza non solo ha lasciato tutto e tutti, ma è stata costretta a cambiare la sua identità, il suo nome, la sua storia. Viveva con la paura di tradirsi, dicendo un giorno per sbaglio il suo vero nome, che cosa orribile doveva essere! Non oso immaginare, quanto dolore, quanti ricordi, quanta paura doveva avere questa ragazza, una ragazza comune, come tutti gli altri, alla quale è stata strappata la sua vita, la sua infanzia, per il solo fatto di essere ebrea. E’ davvero una cosa terribile.

Chiara, 2d Sovigliana

Mi ha colpito quando Zhanna raccontava che facevano costruire una fossa agli ebrei e alla fine sparavano e loro cadevano dentro. Ho provato tristezza, era come se avessi un buco nel cuore. E quando nello spettacolo Zhanna buttava i soldatini per terra sembravano delle gocce d’acqua che sparivano nel nulla.

Michele, 2d Sovigliana

Mi chiamo Anna, Anna Morosova

Chen, 2d Sovigliana

Lago senza Lacrime

I am the English teacher in Vinci and I was in Berlin-Ravensbruck-Buchenwald with the kids. Yesterday evening I saw the 18:30 show and I would just like to thank you all for the great job you did. It was emotionally captivating and it was also moving to see my students act that way - thanks to you!

Rina Caserta

Eclissi

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Pensavo che non ci fosse niente di peggio di essere internata nella bassezza umana, tra i brividi, il sudore e il sudicio di un porcile di uomini. Poi ho scoperto che essere una delle privilegiate prostitute del sonderbau è molto peggio. Oggi ho capito di aver vissuto due volte e di esser morta due volte. Pensavo di aver già smesso di vivere il giorno che mi hanno coperta di stracci e mi hanno assegnato un numero per entrare a far parte della Grande Famiglia. I morti di Buchenwald. Ma non sapevo che avrei perso la vita una seconda volta, che l'avrei lasciata rotolare via così, con facilità, con leggerezza, a terra, come una mela caduta di mano a un bambino in uno specchio d'acqua d'estate, tra il verde e l'oro, per vedere le forme che fa. L'ho guardata inesorabile cadere al fondo, senza una lacrima, senza un sussulto, così, sparire nell'acqua nera della tinozza. Al buio e senza ritorno. Qui è come essere sepolte vive, come ritrovarsi gherigli di noce spremuti fino all'ultima goccia di sangue. Siamo solo fantasmi, vedove bianche. Ci sono paesi in cui il bianco è il colore del lutto, così per noi è stato bianco l'abito del trapasso. Siamo le dimenticate, le reiette, siamo ubriache di stanchezza e logore, consumate e stremate, strascicate e flaccide. I nostri corpi, una volta sodi e avvezzi alla durezza del mondo, oggi sono melma di cera gialla e puzzolente, che si scioglie nelle mani dei nostri avventori. Siamo bambole schiacciate nella polvere, siamo intoccabili. Se ti avvicini, senti puzza di morto. Saremo cancellate dalla storia, in un buco dove non filtra la luce del giorno, dove le ore diventano anni e la notte si sussegue alla notte, che segue alla notte, alla notte, alla notte. Qui è sempre notte.


Così come l'ho scritto la sera dello spettacolo.

Marghe

Auschwitz

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Buongiorno Firenza,
dal profondo del cuore voglio ringraziarti per le forti emozioni che lo spettacolo su Auschwitz ha suscitato su mia figlia Camilla.
Ha solo 13 anni anni ma ritengo giusto e doveroso che si renda conto di quanto accaduto in quegli anni terribili, soprattutto quando c'è il solito imbecille di turno (per non dire di peggio) che tenta di mettere in discussione l'orrore dei campi di sterminio. Ieri ne ha parlato a scuola con i compagni e l'insegnante, che ha manifestato l'intenzione di chiamare Nedo Nencioni perché racconti ai ragazzi il suo vissuto. Anche mio marito, che ha accompagnato Camilla, ha detto che è stato profondamente colpito e non credeva, all'inizio, di assistere ad una performance così intensa.

Ci tenevo a fartelo sapere, ancora grazie.

Cinzia

Auschwitz

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Ciao Firenza,
stamani non sono riuscita a vedere la parte finale dello spettacolo, perché avevo un appuntamento di lavoro importante. Mi è dispiaciuto dover venir via e... questa volta sento di scrivere qualcosa...

Sullo spettacolo....

È coinvolgente, fin dalla prima scena, giù al cancello. Nella sua semplicità, riesce a farti già sentire dentro la situazione. Quasi subito mi si è formato il nodo in gola, che cercavo di trattenere ma... nella scena della registrazione sono saltate fuori. Anche le lacrime. Avevo già visto il campo di concentramento in Germania e anche il museo a Berlino, ma stamani non potevo credere che quel luogo che conoscevo così bene si fosse trasformato in uno spazio in cui provavo disagio e... anche un po' di paura... eppure penso di non essere una che si lascia impressionare troppo... ma in fondo non era paura, bensì proprio il senso di smarrimento di fronte alla storia che in quel momento vedevo scorrere davanti a me. Il fatto di conoscere gli attori, mi metteva ancora più disagio, perchè proprio quei volti che conoscevo bene, si trasformavano, così come sarà successo un tempo...

Sui ragazzi...

A parte il pensiero un po' spiacevole sulle insegnanti che non entrano per paura e che non incoraggiano i ragazzi (ma... no comment!), mi ha colpito vedere i ragazzi così coinvolti e smarriti allo stesso tempo. Con tutta questa virtualità a cui sono abituati, quale modo migliore per provare sensazioni vere che rimarranno nella loro memoria più di qualsiasi racconto o video sui fatti storici e sulla fragilità umana?!

Grazie per queste emozioni, grazie per l'impegno e la passione che continui a mettere nel tuo lavoro. Grazie per ricordarci ogni volta parti di noi che troppo spesso dimentichiamo.

Un grande abbraccio,

Marcella

Il Miracolo

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Ieri sera ho visto Il Miracolo

Stare in mezzo ad uno spettacolo di Firenza (non si può dire "vedere" "guardare", "assistere") è come far parte di un sogno, a tratti di un incubo, è un'esperienza fisica fatta di suoni, di voci, di colori, di visioni, di ritmi che ti vibrano dentro lo stomaco. Gli spettacoli di Firenza sono schiaffi, sono carezze, sono lusinghe per le orecchie, sono sguardi che ti scavano, sono polvere che si impasta con il tuo sudore e acqua che ti lava la faccia.

Grazie ancora una volta e a presto

Candida

Bianco

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"Per rivivere, il teatro deve tornare a se stesso e riscoprire la parola, il gesto, il corpo, l'emozione, non come ingrediente dello spettacolo, ma come sua quiete o incalzante o inquietante andatura. Perché il teatro non appartiene al tempo e allo spazio della vita quotidiana, il teatro appartiene al sacro, dove, attraverso gli uomini, si rappresentano forze che agitano il nostro profondo abitato da demoni e dèi".

Ho preso queste parole in prestito per ringraziare lei e i suoi attori di averci regalato venerdì scorso le emozioni di "Bianco"

A presto

Candida